Archivio mensile:febbraio 2015

L’amico Fabrizio Sigillò in modo professionale ed elegante, commenta “l’inopportuna” decisione del Tribunale di Milano che, per quelli che ancora non ne fossero informati, con decreto del 15 gennaio u.s. ha condannato la parte opponente, rea di non aver depositato la “copia di cortesia”, alla somma di € 5.000,00 richiamando l’art. 96, comma 3 c.p.c.

Per chi volesse approfondire la questione aperta da tale decisione BESTIALE può anche leggere l’impeccabile Maurizio Reale nell’articolo pubblicato su Altalex .

Vediamo se qualche Associazione, Ordine, Consiglio si sveglia ed inizia a fare un pò di necessario casino per evitare che chi ha il coltello dalla parte del manico continui ad rigirarlo nel costato dei poveri avvocati…

Annunci

Errori materiali nel deposito telematico

Cosa accade se materialmente sbaglio la predisposizione della busta?

Ce lo spiega l’avv. Pietro Calorio nell’articolo pubblicato sul sito della Fondazione Italiana per l’Innovazione Forense.

11024635_10206513480102619_6574521751727158832_o

tavola sinottica Calorio

Scarica in pdf la Tavola sinottica errori frequenti deposito telematico © avv. Pietro Calorio

E mentre gli avvocati si dannano con il PCT…

… ci sono alcuni magistrati che danno forfait.

9004_10204460049673572_8780752758474887884_n

 

10945781_883917771660019_5814507162350553654_n

Credits avv. Maurizio Storti

 

Si sa, il Processo Telematico ha obbligato gli avvocati a fare i conti con strumenti e procedure informatiche che mal digerivano. Ma volenti o nolenti si sono dati da fare per capire meglio come si effettua un deposito di un ricorso per decreto ingiuntivo piuttosto che una memoria ex art. 183 cpc.

Dai documenti che vedete sopra, parrebbe che per alcuni magistrati questo ulteriore lavoro graverebbe enormemente sulle loro spalle. Ecco allora che fioccano queste curiose richieste che però appesantiscono il lavoro del “povero” avvocato.

Da cronista mi limito a fornire dati oggettivi. Le conclusioni le lascio al lettore.

What? Security? What..?

image

La foto che vedete qui sopra ritrae una situazione realmente accaduta.

La circostanza che l’utente “medio” che utilizza il pc abbiamo la memoria corta e/o sia pigro e quindi metta una cosa del genere proprio nel peggior posto che potesse scegliere può anche non sconvolgere più di tanto. Oddio. Si fa per dire.

Ma quando questo sconsiderato comportamento è posto in essere da un professionista, che è responsabile della tutela di tutti i dati contenuti in quella misteriosa scatola nera allocata sotto la sua scrivania, beh…la cosa diventa più preoccupante.

Questa foto è stata scattata in uno studio legale, dove, nella stanza del dominus, posto sull’angolino del monitor, campeggiava la chiave di accesso a tutto il mondo professionale del legale stesso, e forse anche quello personale.

Il tema della sicurezza informatica è assolutamente sottovalutato, ignorato o peggio sconosciuto a categorie professionali, quali avvocati, notai e commercialisti, che quotidianamente gestiscono dati sensibili e documenti riservati che dovrebbero essere conservati in cassaforte!

Oggi, nel momento in cui tutti i documenti stanno diventando esclusivamente digitali, è il momento di porsi seriamente di fronte alla domanda: ma il mio lavoro è al sicuro?

Approfitto del caso Cryptolocker, il virus che in questi giorni ha infettato centinaia di pc in tutta la penisola, per riprendere le parole dell’ing. Andrea Gelpi, che nella prefazione al manuale  “Processo telematico” di Alessandra Villecco (Ed. Wolters Kluwer Italia), da degli ottimi suggerimenti per aiutare il professionista ad evitare disastri irrimediabili.

L’utente del processo civile telematico non è tenuto a verificare personalmente l’evoluzione e lo stato dell’arte degli strumenti offerti dalla tecnologia per predisporre le dovute cautele di fronte alle potenzialità delle tecnologie, ma dovrà semplicemente adottare dei comportamenti consapevoli anche nel dotarsi di strumenti facilmente reperibili sul mercato, talvolta avvalendosi dell’ausilio di personale specializzato e qualificato nel predisporre determinati apparati di sicurezza“.

Gelpi continua distinguendo due tipi di sicurezza:

1) sicurezza fisica (guasti hardware, smarrimento, furti degli apparati informatici, compresa la pennetta usb che contiene i certificati di firma digitale)

2) sicurezza logica (presenza di malware, spyware, wifi non protette, intrusioni vere e proprie da parte di soggetti esterni).

Dando per scontato che abbiate sempre l’accortezza di tenere sotto controllo la vostra pennetta usb (sia quella con dati di studio, che quella con i certificati di firma digitale) e che abbiate un buon allarme sulla porta dello studio, vediamo come tutelarci, o provare a tutelarci, dagli altri problemi.

La password del pc. Non fate come l’utente di cui sopra! Una password sicura è quella contenente lettere, numeri, simboli: questa ad esempio @54br1n4# dovrebbe essere sicura (dico dovrebbe perchè tempo fa ad un seminario sulla sicurezza informatica un esperto affermò che <un computer davvero sicuro è quello che si trova negli abissi dell’oceano…>). Evitiamo quindi i nomi di figli, mariti, mogli o animali domestici.

La firma digitale. Ormai sappiamo che il dispositivo di firma digitale (pennetta usb o smarcard) contiene la nostra carta d’identità digitale che ci autentica sia nell’accesso a Polisweb, sia – e soprattutto – per certificare che quel documento firmato digitalmente l’abbiamo davvero firmato noi e non altri. Ahimè ho riscontrato personalmente che molti professionisti hanno l’abitudine di lasciare tale supporto collegato al proprio pc, per fretta o comodità di averlo sempre a portata di mano. Anche qui interviene l’ing. Gelpi il quale avverte della possibilità di essere vittime dei cosiddetti software “keybordlogger” in grado di memorizzare qualsiasi tasto sia stato premuto sulla tastiera per poi inviare queste informazioni sulla rete, compreso il pin del dispositivo stesso. Quindi, perdiamo qualche secondo in più e usiamo la rimozione sicura del dispositivo, scollegandolo dal pc e portandolo a casa con noi.

BACKUP. Se proprio abbiamo avuto la sfiga di essere stati vittima di uno dei disastri sopra descritti c’è solo una cosa che ci può salvare: aver effettuato un backup accurato regolarmente. Backup significa copia di sicurezza dell’intero contenuto del nostro pc, preferibilmente su supporto esterno (pennetta usb o hard disk esterno) che assolutamente deve trovarsi in posto diverso rispetto al pc di studio (portatelo a casa). Questa operazione deve essere fatta regolarmente (consiglio ogni sera prima di chiudere lo studio) e ci sono degli strumenti, anche gratuiti che rendono l’operazione automatica. Affidiamoci comunque ad esperti per automatizzare questa operazione: costa un pò di più ma non dimentichiamoci che si tratta di “sicurezza”.

Restando in tema di processo telematico, ricordatevi inoltre fare il backup anche delle PEC, sia che risiedano sul server di posta certificata (Legalmail, Aruba, ecc.) sia che usiate un client di posta (Outlook, Thunderbird, ecc.). La ricevuta telematica è la prova dell’avvenuto deposito e/o notifica, quindi deve essere gelosamente conservata.